La mia prima volta… come babelista!

Come ho già accennato nell’introduzione, sono reduce da 5 giorni a Firenze, dove ho collaborato con Babels. Come molti di voi sapranno, Babels è una rete di interpreti e traduttori volontari che collabora con i fori sociali. Per avere più informazioni, potete consultare il loro sito o chiedermi informazioni. Nonostante per me fosse la prima volta con loro, ho già avuto altre esperienze come interprete volontaria in ambienti simili, perché per ben tre volte ho collaborato con Agape Centro Ecumenico, altro gruppo splendido su cui vi consiglio di informarvi, se non lo conoscete già; potrete trovare tante informazioni sul loro sito.

Per interessi personali e per formazione accademica, mi sono sempre interessata ai temi della solidarietà, del commercio equosolidale, delle condizioni di lavoro giuste, dell’ambiente e di tanti altri temi che ho poi ritrovato spesso nelle mie interpretazioni. Stavolta, a Firenze, per fortuna e per caso, sono capitata nelle discussioni sulla costruzione di “infrastrutture inutili” (TAV in Val di Susa e aeroporto di Notre Dame des Landes di Nantes per citarne due), e sull’acqua come diritto per tutti. Diciamo che, praticamente, è stato come continuare il discorso iniziato quest’estate ad Agape, in particolare nel primo caso.

Una delle prime cose che mi hanno insegnato tanti anni fa, al cominciare gli studi di interpretazione in quel di Cagliari, è stata: l’interprete è colui che sa poco di tutto ma molto di niente. Ed è vero, dobbiamo conoscere qualcosa di ogni campo del sapere e della vita, perché un giorno ci può capitare di avere a che fare con i testi biblici e l’indomani con il diritto romano o con il settore turistico in Spagna (per citare temi di cui mi sono occupata). Ma, in realtà, non possiamo veramente essere esperti di nulla, a meno che non ci specializziamo su un determinato argomento (ovviamente, questo è più facile per un traduttore che per un interprete). Ebbene, così mi sento ogni volta che entro in cabina: non importa quanto mi sia preparata sul tema, ci sarà sempre qualche termine che mi sfugge, qualche espressione che non conosco, un accento che mi fa dannare. In questi giorni, per esempio, ero tranquilla perché durante l’estate avevo avuto modo di conoscere la situazione dei gruppi NO TAV dai diretti interessati, e pensavo che quelle sessioni di interpretazione sarebbero state una passeggiata, ed ecco che si aggiungono gli altri gruppi di protesta di cui conoscevo poco o nulla. La sorpresa mi ha destabilizzato, ma ho imparato qualcosa di nuovo, ho conosciuto una nuova realtà e, ancora una volta, mi sono resa conto che, nel caso il detto you live and learn non sia stato inventato da un interprete, dovremmo comunque decidere assumerlo come nostro motto!

L’altra cosa meravigliosa di queste situazioni è, senza dubbio, l’ambiente multiculturale e multilingue in cui si è immersi per qualche giorno. Noi interpreti/traduttori, e linguisti in generale, lo diamo spesso per scontato, ma poi qualcuno ce lo fa notare e ci accorgiamo che non è la cosa più normale del mondo. Ed è proprio ciò che mi è capitato, per ben due volte nella stessa notte, qualche giorno fa. Ero al telefono conuna persona statunitense, e parlavamo in inglese; nel frattempo, stavo passeggiando con i colleghi per le strade di Firenze e ho chiesto a uno di loro delle informazioni in francese. Più tardi, a casa, sempre mentre ero al telefono e parlavo in inglese, la mia compagna di stanza è arrivata e mi ha chiesto qualcosa in spagnolo. Per me sarebbe stato perfettamente normale, se dall’altra parte della linea non mi avessero detto qualcosa del tipo “è fantastico che veniate da tanti paesi diversi e abbiate la possibilità di parlare così tante lingue”. Aveva perfettamente ragione, lui riesce sempre a cogliere il particolare più pregnante e degno di nota di ogni situazione, e in quel caso era proprio quello: in queste occasioni non ci sono barriere, ancora meno linguistiche, e se anche ci fossero, noi interpreti siamo lì proprio per abbatterle!

Dopo queste brevi riflessioni, appena accennate, sulla vita degli interpreti, vi offro il corrispettivo di you live and learn in altre lingue:

Nunca te acostarás sin saber una cosa más (spagnolo)

Non si finisce mai di imparare (italiano)

Nisciunus nasciri imparau (sardo)

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