Quel traduttore non era una volpe!

È da un po’ che non scrivo qua sul blog, e mi piacerebbe poter dire che il motivo sono gli impegni, ma non è così. L’ispirazione, come sempre succede nelle fasi non positive, si è fatta desiderare. Per fortuna, qualche giorno fa, tra le altre cose, c’è stato anche uno dei bellissimi momenti con Claudia Musio. Per chi non la conoscesse, è un ingegnere elettrico brillante, una scrittrice meravigliosa, un’amica speciale e una persona fantastica. Per quanto riguarda la scrittura, godetevi il suo blog e i suoi libri: Streghe, La sposa di Tutankhamon e il racconto incluso ne La cella di Gaudì.

In realtà, siamo andate in giro per cercare un regalo per me, ma non mi ero neppure accorta del fatto che già quelle ore trascorse insieme fossero un regalo enorme, e qualcosa che mi mancherà immensamente ora che mi trasferirò ancora una volta nella fredda Albione. In ogni caso, dopo una bella ricognizione dei negozi cittadini, ci siamo concesse un dolce pranzo, rilassato nonostante il locale scelto fosse caoticamente pieno di clienti.

Tra un discorso e l’altro, abbiamo parlato anche di traduzione, e l’esperta, grazie al nuovo corso che sta seguendo, era lei, per la serie nunca te acostarás sin saber una cosa más. Non di traduzione in generale, ma di quella della Bibbia, e tutti sappiamo che questa è un’impresa improba. Questo libro è, infatti, non solo il peggiore al mondo a livello stilistico, ma anche pieno di metafore e riferimenti culturali di più di duemila anni fa. Inoltre, le versioni che noi abbiamo vengono dal quella greca, già di per sé una traduzione. Lo stesso Sibaldi, oratore difficile da interpretare ma teologo e scrittore affascinante, parlando della sua criticata traduzione della Bibbia, disse che, in base all’accezione scelta per determinate parole, la versione italiana potrebbe parlare di Gesù o dell’Io come “via, verità e vita”. Non è una cosa da poco, visto che la seconda interpretazione cambierebbe completamente il significato dell’opera e, ovviamente, ribalterebbe i principi stessi su cui si basa la nostra religione.

Gli esempi che abbiamo discusso con Claudia sono, senza dubbio, meno pericolosi a livello religioso (non si rischierebbe una scomunica, come probabilmente nel caso precedente) ma, sicuramente, interessanti dal punto di vista sia storico‑culturale sia traduttivo. Si parla di animali, da sempre usati, nella religione e nella letteratura, come simboli di caratteristiche tipiche della natura umana. Non dimentichiamo, per esempio, le tre bestie, simbolo rispettivamente di lussuria, cupidigia e superbia, incontrate da Dante all’inizio del proprio peregrinare:

“Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ’mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.” (Inferno, 31-36)

E ancora:

“la vista che m’apparve d’un leone.
Questi parea che contra me venisse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.” (Inferno, 45-54)

 Il problema è che non sempre le diverse culture associano lo stesso simbolo a un animale. Molte neppure conoscono determinati tipi o razze. Era questo il ragionamento che seguí Nida quando trasformò l’“agnello di Dio” nella “foca di Dio” al tradurre la Bibbia per i popoli eschimesi che, non conoscendo gli agnelli, usavano la foca per indicare la purezza. A quanto pare, neppure gli ebrei avevano la stessa opinione che abbiamo noi di alcuni animali. Nel caso di cui abbiamo discusso, e che voglio riproporvi, si parla della volpe. Per noi, per esempio, la volpe è simbolo di astuzia e, spesso, slealtà; al tempo di Gesù, invece, questo animale rappresentava la stupidità, la nullità. Ecco che, quindi, il messaggio originale è molto diverso da quello che noi riceviamo quando il vangelo dice:

“In quel momento vennero alcuni farisei a dirgli: «Parti di qui, allontanati , perché Erode ti vuole uccidere». Rispose loro: «Andate , dite a quella volpe: Io scaccio demoni e opero guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno sarò alla mia fine. Ma bisogna che io cammini oggi, domani e l’altro giorno ancora, perché non è conveniente che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.»” (Lc.13, 31‑33)

Il problema, in questo caso, viene ancora una volta da due fattori importanti: la traduzione di un testo che è già, di per sé, una traduzione, e la mancanza di conoscenza della cultura di partenza. È facile, infatti, inciampare in errori come questi, in cui la simbologia sembra trasparente, ma non sempre lo è.

Per chiudere, vi lascio qua la storia con due volpi come protagoniste, l’ho intitolata Goppai mraxani. Mio padre la raccontava spesso, e gliel’ho chiesta ancora una volta per includerla in questo post. La scrivo in italiano, ma raccontata in sardo ha tutto un’altro brio, soprattutto grazie all’eterna rivalità fra i paesi del circondario:

 Goppai mraxani

C’era una volta una volpe serrentese, e si trovò di fronte una volpe di Samatzai che aveva appena rubato un succulento agnello da un gregge. Gelosa e furba, la volpe serrentese decise di gabbare l’altra e di rubarle la preda. Quindi, chiese: “Salve, compare volpe, da dove viene?” L’altra volpe, ignara, rispose: “Da Samatzai”, ma lo disse spavalda, spalancando la bocca e lasciando cadere l’agnello. La prima non si fece sfuggire l’occasione e, con un balzo, rubò il cibo. L’animale imbrogliato non volle darsi per vinto, e decise di giocare la stessa carta, chiedendo a sua volta: “E lei, compare, da dove viene?” La volpe serrentese, cosciente della situazione, rispose: “Da Serrenti”, ma lo fece a denti stretti, senza cadere nella trappola e tenendosi la preda guadagnata con l’inganno.

Come potete vedere, non solo Esopo parlava dei vizi e le virtù degli animali come specchio dell’animo umano nelle sue favole. La tradizione sarda non è da meno, e da questa storia si può imparare che le volpi saranno pure furbe, ma ci sono quelle che lo sono più di altre!

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