Giornata Europea delle Lingue: “Uniti nella diversità”.

EU_lingue

Per un po’ di tempo, mi sono interrogata sull’utilità di questo blog, che sembra ormai un relitto di un passato vicino e incredibilmente lontano allo stesso tempo. L’idea di cancellarlo mi ha sfiorato, e abbandonato in una frazione di secondo. L’opzione di abbandonarlo, invece, è stata coccolata più a lungo, ed si è riproposta anche ieri. Non sarebbe il primo esempio di un progetto che, nato con tutta l’euforia del principio, muore naturalmente, divorato dal tempo, la frenesia e i cambi inevitabili. Ma, direbbe Rossella O’Hara: “Dopotutto, domani è un altro giorno”, ed eccomi qua, all’indomani, proprio di ritorno, nuovamente alla tastiera (capricciosa, devo ammetterlo) del mio nuovo portatile, a cominciare, spero, una nuova stagione di articoli che vogliono apportare qualcosa al mondo delle lingue.

Perché oggi? Potrei rispondere in tanti modi: perché è un giorno libero in cui, alle quattro del pomeriggio, sono ancora a letto e in pigiama, o perché ho trovato un articolo interessante di cui devo parlare immediatamente, ma la verità è un’altra. Oggi è la Giornata Europea delle Lingue, e questo è il mio umile modo di celebrare ciò che considero una delle ricchezze maggiori del mio bellissimo continente, ma anche ciò che ha dato un senso alla mia vita in tutti i suoi aspetti: la diversità linguistica.

1277228_408682935899174_271998520_o

Poco tempo fa, ho letto un articolo che si occupava di questo argomento, e si interrogava sulla necessità o meno di continuare a difendere il multilinguismo in seno all’Unione Europea. Ovviamente, il dibattito nasce dall’idea, non nuova ma periodicamente riproposta, di abdicare alla nostra ricchezza in favore di un’egemonia dell’inglese. Inutile dire verso che opzione pende l’ago della mia bilancia, per motivi di cuore, tradizione e professione: il multilinguismo europeo non si tocca!

Queste non sono le Nazioni Unite, create da un paese centralista ed egocentrico come neppure l’Impero Romano dei tempi d’oro riuscì a essere. Questa non è l’ONU, fondata dai vincitori di un’ennesima guerra. Questa non è un’organizzazione internazionale che rispetta le differenze linguistiche fin quando sono quelle dei grandi numeri e della maggioranza.

Questa è l’Europa, un insieme di paesi con millenni di storia (cruda, violenta, molto spesso vergognosa, non sto giudicando quello) nata dal contatto tra civiltà, dal mutuo arricchirsi delle culture, dallo scambio, sempre prolifico, di conoscenze e saperi. Questo è il continente che ha scelto di basare la propria politica linguistica sul concetto dell’essere “uniti nella diversità”. Questa è l’organizzazione internazionale che ha deciso di comunicare coi propri cittadini, facendo arrivare loro le decisioni nelle loro lingue.

Varie sono le domande, legittime, che l’articolo dell’Economist ci propone. Prima fra tutte, perché dovremmo rinunciare al plurilinguismo? Non per un motivo culturale, le nostre tradizioni sono infatti difese dall’attuale organizzazione europea. Non di certo per un motivo economico; non solo la DGT (Direzione Generale per la Traduzione) e lo SCIC (ora DG Interpretazione) danno lavoro a un numero enorme di traduttori e interpreti e aiutano a proteggere delle professioni troppo spesso svilite, ma i loro servizi hanno anche un prezzo irrisorio per le tasche dei contribuenti: i servizi di interpretazione hanno un “costo complessivo inferiore a 50 centesimi all’anno per cittadino europeo. La DG Interpretazione da sola costa ai contribuenti 21 centesimi per cittadino/anno”, secondo quanto ci dice lo stesso SCIC (mi costa non chiamarlo più così).

Ma ci si chiede anche perché, dovendo propendere per un’egemonia linguistica, dovremmo inclinarci per l’inglese, una lingua che, non solo è minoritaria nel nostro territorio, ma è anche vista da tanti come simbolo di ciò che l’Europa non vuole? A dire il vero, la risposta sembrerebbe “Perché sì” o, per meglio dire, non c’è un vero motivo, si dovrebbe fare perché tutti lo fanno, importante criterio che non ha mai portato nessuno a fare delle scelte sbagliate!

Vi voglio lasciare con questi spunti di riflessione, e citando il sito del nostro Dipartimento Politiche Europee:

“Il multilinguismo è uno dei principi fondamentali dell’Unione Europea sin dall’inizio del processo di integrazione. La coesistenza armoniosa di molte lingue in Europa è un simbolo forte dell’aspirazione dell’Unione Europea a essere unita nella diversità, uno dei fondamenti del progetto europeo. Le lingue definiscono le identità personali, ma fanno anche parte di un patrimonio comune. Possono servire da ponte verso altre persone e dare accesso ad altri paesi e culture promuovendo la comprensione reciproca. Una politica di multilinguismo positiva può migliorare le opportunità nella vita dei cittadini: può aumentarne l’occupabilità, facilitare l’accesso a servizi e diritti e accrescere la solidarietà, grazie a un maggior dialogo interculturale e una migliore coesione sociale. Vista con questo spirito, la diversità linguistica può diventare una risorsa preziosa, soprattutto nel mondo globalizzato di oggi.”

Spero che questo sia solo un arrivederci a presto. D’altronde, fra pochi giorni è San Girolamo, che traduttrice sarei se non ne tenessi conto!

Leave a comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: