Ai traduttori.

ITD

“The word ‘translation’ comes, etymologically, from the Latin for ‘bearing across’. Having been borne across the world, we are translated men. It is normally supposed that something always gets lost in translation; I cling, obstinately to the notion that something can also be gained.”  (S. Rushdie)

Come promesso, eccomi ancora una volta, “penna in mano” (in realtà sempre davanti alla mia scherzosa tastiera), pronta a scrivere, stavolta per onorare la Giornata Mondiale della Traduzione, creata nel 1991 dalla FIT. Potrei parlare del motivo per cui questa giornata fu stabilita, del perché di questa data, degli eventi organizzati per il 2013. In realtà, credo che molti di voi conoscano già le risposte a queste domande, e so che gli altri possono trovare le informazioni necessarie con una semplice ricerca su Google o Wikipedia. Per quanto mi riguarda, voglio fare qualcosa di più importante con questo post.

Sto consacrando questi giorni a qualcosa di veramente importante per me, e cioè la lettura della prima traduzione del libro di una persona speciale: la mia scrittrice preferita, la mia migliore amica, la mia sorella per scelta, la persona che mi ha aiutato sempre, e ancora mi sta aiutando, a superare tutto. È un onore per me che lei abbia voluto condividere l’anteprima della versione spagnola de La sposa di Tutankhamon, e devo ammettere che, per un momento, ho pensato di dedicare questo post a questo argomento, ma ho preferito non farlo per un motivo molto semplice: non voglio esprimere un parere frettoloso prima di aver terminato la lettura.

So che questo blog ha spesso presentato temi seri in modo leggero o frivolo, ma senza per questo togliere importanza a ciò che volevo esprimere. In molti casi, una critica generale o un’affermazione ironica o pungente sono state sentite come personali da chi vuole vedere nelle mie parole più di quello che io stessa voglio dire, ma lo scopo è proprio quello di cercare di aprire un dibattito produttivo, quindi apprezzo sempre i commenti e le risposte, quando vogliono apportare qualcosa di utile.

Stavolta, tuttavia, voglio dare visibilità a chi, professionista o no, ha dato tanto alla professione, spesso avendo poco o nulla in cambio, poco o nulla di buono, intendo. Persone che hanno messo in gioco le proprie vite pur di fare ciò che sentivano corretto: avvicinare due culture lontane. Tradurre non è mai semplice, tutti noi che abbiamo tradotto anche solo una volta lo sappiamo. Siamo coscienti della responsabilità che ci accolliamo nel momento in cui accettiamo l’incarico, e continuiamo a chiederci se saremo all’altezza del compito, pur sapendo di esserlo. Pochi di noi, però, hanno davvero rischiato la vita per una traduzione. Il problema non è quello, la vera tristezza è che alcuni si siano trovati, o si trovino, in questa situazione. Di tutte le mancanze di questa società verso la categoria, questa è la maggiore, perché solo la paura e l’ignoranza possono portare ad attaccare chi vuole costruire ponti tra culture e popoli, facendosi portatore di idee altrui e attuando da mediatore.

Tanti nomi e casi vengono in mente, ma voglio rendere omaggio a tutti, famosi o sconosciuti, citati dai mezzi di comunicazione o abbandonati all’oblio, tramite tre articoli, più o meno recenti, che danno un’idea della situazione. Ci tengo a precisare che la scelta dipende dall’impatto che storie hanno avuto in me, non da motivi politici o altro. Se critica velata dovesse esserci, sarebbe rivolta alla guerra in sé, e non a una cultura più che a un’altra, non a un paese più che a un altro.

Ecco a voi, quindi, i links a tre articoli che danno voce a tre colleghi, traduttori e interpreti, minacciati per aver reso un servizio al mondo: Barmak Behdad, Mohammad Janis Shinwari e gli interpreti afgani.

Per concludere, vi lascio col link al comunicato scritto dall’associazione di traduttori e interpreti professionisti del Congo per questa Giornata Mondiale della Traduzione, ITD 2013, e con alcune citazioni che adoro sulla traduzione (ho cercato le versioni originali, perché di alcune conoscevo solo la quella tradotta):

Se la traduzione concernesse i rapporti tra due lingue, nel senso di due sistemi semiotici, allora l’esempio principe, insuperabile e unico di traduzione soddisfacente sarebbe un dizionario bilingue.” (U. Eco) 

“El original es infiel a la traducción.” (J. L. Borges)

“Translators are the shadow heroes of literature, the often forgotten instruments that make it possible for different cultures to talk to one another, who have enabled us to understand that we all, from every part of the world, live in one world.” (P. Auster)

“Traduire: transvaser un liquide d’un vase à col large dans un vase à col étroit. Il s’en perd toujours.” (V. Hugo)

Aquela reinspiração, sem a qual traduzir é apenas parafrasear noutra língua” (F. Pessoa)

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