Sveltina linguistica 1: uso di “suo” e “proprio”

Congiuntivi che non esistono più; parole il cui significato non ha ormai nessun legame con quello originale; traduzioni orrende e scorrette; parole straniere prese in prestito con un senso che poco o nulla ha a che fare con quello della lingua d’origine; suo proprio usati senza nessuna logica o, per meglio dire, suo che ormai ha colonizzato anche l’ambito d’uso di proprio: seguire i programmi televisivi in Italia è ormai una forma di masochismo linguistico e di tortura culturale. Solo oggi ho sentito dire che qualcosa sarebbe stato pubblicato nei social, alludendo ai social networks, ma senza nessuna giustificazione, visto che anche in italiano non si direbbe “nelle sociali” al posto di “nelle reti sociali”.  Dopo questa meraviglia, ho sentito un attore doppiato dire: “Vuole che lo sostituisci”, e a quel punto ho davvero preso il mio Kindle, borbottato qualche protesta e lasciato la cucina sotto lo sguardo stupito di zio Gino che, dopo tutto questo tempo, ancora non si è abituato a vedermi bisticciare con il televisore e le fesserie che sento fuoriuscirne. Come se questo non fosse abbastanza, sono stata sottoposta per due volte alla tortura di un telegiornale in cui l’uso di proprio è stato abolito da anni, creando ambiguità e frasi che dicono esattamente il contrario di ciò che vorrebbero. Anche Ryanair ha modificato il famoso messaggio in cui, per via dell’uso di loro al posto di proprio, non si capiva se fossero gli adulti o i bambini a dover indossare per primi la maschera d’ossigeno; il TG5 no, per loro l’ambiguità è irrilevante, hanno deciso che suo e proprio sono sempre sinonimi e da lì non si schiodano! In realtà, benché possano essere sinonimi, non sempre lo sono. L’Accademia della Crusca ci dice che:

Suo proprio sono sinonimi  in certi casi (Marco ribadisce le sue/le proprie idee, ha messo a profitto la sua/ la propria intelligenza)  e a volte si rafforzano a vicenda (Marco ha scritto la lettera di sua propria mano). Ma  spesso coprono segmenti non perfettamente coincidenti.  (…) L’uso di proprio in luogo di suo è preferibile in frasi che altrimenti potrebbero originare fraintendimenti di senso: Maria ha accompagnato Sara con la propria macchina (cioè, in questo caso, di Maria). La frase Maria ha accompagnato Sara con la sua macchina potrebbe infatti dare adito ad equivoci sulla proprietaria della macchina.  È preferibile anche in frasi con soggetto indefinito: ognuno ha il proprio metodo; ciascuno decide in base alla propria coscienza ed è  obbligatorio nelle frasi impersonali: è necessario rimediare ai propri errori; bisogna assumersi le proprie responsabilità.

Il vocabolario Treccani conferma che proprio significa:

Che appartiene a una determinata persona, che è veramente suo e non d’altri: cosa p., di cui si ha la proprietà; dominio p., in contrapp. a dominio improprio, è quello costituito dai rapporti di dominio diretto (o proprietà piena) e di dominio utile (v. dominio); il sentimento della p. dignità; lettera scritta di p. pugno; amor p., amore di sé, verso sé stesso (v. amore, n. 1). Unito a un aggettivo possessivo, serve a rafforzarlo: agisce per motivi suoi p.; fanno il loro p. interesse; l’ho udito con le mie p. orecchie; ma se riferito a un soggetto di 3a persona, può essere usato da solo, invece del possessivo, di cui fa le funzioni (e in genere con più forza di suo, loro): avrà le p. ragioni per comportarsi così; ha intestato il libretto a nome p.; sono riusciti con le p. forze; l’ha fatto con le p. mani; con soggetto di cosa: ogni casa ha il p. giardino; i modelli sono contrassegnati ciascuno con un p. numero; stelle che splendono di luce propria. Specificamente, è usato invece del possessivo di 3a pers. nelle frasi con soggetto indeterminato e, ancor più, nelle frasi enunciate senza soggetto, in forma impersonale: andavano ciascuno per conto p.; nessuno è buon giudice in causa p.; riassumere con p. paroleattendere ai p. affari; dar retta alla p. coscienza; abbandonare qualcuno al p. destino (qui p. si riferisce non al soggetto ma al compl. oggetto). Può sostituire anche il possessivo di 2a pers. (tuo vostro), spec. quando si vuole contrapporre ad altrui (o d’altri): in casa p. puoi fare ciò che vuoi, qui no!

Detto questo, una breve riflessione mia propria: cari giornalisti, non serve a nulla che sprechiate tanto tempo a imparare l’accento standard irreale che presentate in TV, se poi non sapete cosa sia l’italiano corretto. E se per Natale pubblicizzaste dei buoni regalo per delle lezioni di italiano, invece di tutti questi pacchetti nei centri benessere?

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