Paschixedha – Natale in Sardegna

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Fate click sulla cassetta per sentire la registrazione

 

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Trascrizione di  Natale in Sardegna. Cliccate sul link per leggerla in italiano

 

 

 

 

Cari lettori e followers, ecco, come promesso, il post natalizio creato con l’aiuto del mio adorabile papà, zio Gino. In una dolce chiacchierata attorno al fuoco, ci racconta come si trascorreva il Natale in Sardegna negli anni della guerra, a cavallo tra gli anni ’30 e ’40. Nessuno di noi si è minimamente curato del Kindle che registrava e, in tutta spontaneità, parliamo come sempre facciamo tra di noi, naturalmente, mischiando il sardo e l’italiano, e anche parlando un italiano con tantissime interferenze, come potete sentire nel mio caso, visto che spesso uso espressioni tipiche sarde nonostante stia parlando in italiano. Esempi palesi sono “togo” o “la gente” usato come lo uso io, senza una specificazione che lo accompagni, ma anche il “la” usato nel senso di “vedi” o “per esempio”.

Tre sono, senza dubbio, le caratteristiche del sardo che ritroviamo in questa chiacchierata: la prima è la presenza della parola tesinanta, che letteralmente significa “come si chiama”, e che viene usato tantissimo, anche per formare verbi, e non è raro il caso di frasi interamente formate con le declinazioni di questa parola: porta su tesinanta chi esti in cussu tesinanta, du deppu tesinantai. Letteralmente, significa “portami il come si chiama dal come si chiama perché devo come si chiamarlo”, una frase senza alcun senso, ma che può voler dire “portami le forbici da quel cassetto perché devo affilarle”, o “portami il libro dalla librería perché devo foderarlo”, o avere migliaia di altri significati. Il vero messaggio si può capire solo dal contesto.

Secondo punto distintivo è quello di ripetere at nâu (ha detto, N.d.T.) nelle frasi in cui si racconta qualcosa. È un intercalare che poco ha a che fare con l’utilità o la comunicazione. Mio padre lo usa spesso quando parla del Natale trascorso a casa di suo zio, ma non l’ho trascritto ogni volta; in alcuni passi, è presente anche nella trascrizione, così da facilitare il riconoscimento.

Un’altra caratteristica del sardo è il passato remoto formato con l’ausiliare + stau, una forma non più tanto usata. Per esempio, parlando della messa dell’aurora, mio padre dice dhòi seu stau andau (letteralmente, “ci sono stato andato”, N.d.T.), mentre ora diremmo: dhòi seu andau (ci sono andato, N.d.T.).

Grazie a tutti per l’affetto e perché continuate a seguirmi. Il post è un misto di italiano e sardo, ma la trascrizione è completamente in italiano, con le parti in corsivo ad indicare quando, in realtà, stavamo parlando in sardo. Spero di poter preparare una versione in inglese del tutto, così che anche chi non parla l’italiano possa leggere questo post. Godetevi il mio regalo di Natale!

Inserisco qua alcune foto perché si possano vedere i cibi e i giochi di cui si parla nell’intervista:

Badharincus Badharincus

Pai ‘e saba Pai 'e saba

Pistocchedhus de Serrenti Pistocchedhus de Serrenti

Cotechino Cotechino

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