Persone, personaggi e il dilemma dello scrittore

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You can be anything you want to be

Just turn yourself into anything you think that you could ever be

Be free with your tempo, be free, be free

Surrender your ego, be free, be free to yourself (Innuendo – Queen)

Eccomi di ritorno con un post che ho sentito il bisogno di scrivere dopo una conversazione su WhatsApp con la mia sorellina scrittrice. Non abbiate paura, ho ancora tante pagine da dedicare al mio viaggio negli Stati Uniti. Comunque, dopo la meravigliosa chiacchierata, centrata sulla nuova storia che Claudia sta scrivendo, varie domande sono nate nella mia mente riguardo ciò che uno scrittore può o deve fare.

Per farvi capire meglio ciò che sto pensando, e darvi modo di rispondere ed esprimere la vostra opinione, vi spiegherò a grandi linee la situazione. Claudia sta scrivendo una storia ispirata in una vicenda reale, ma completamente romanzata; l’unica parte reale sono i personaggi, che rispecchiano quelli veri. Il problema è che qualcuno che conosce i personaggi e ha dato un’occhiata alla prima stesura si è lamentato delle possibili reazioni alla pubblicazione del romanzo. Secondo questa persona, i discendenti dei personaggi potrebbero offendersi per le descrizioni del carattere e delle azioni presenti nel libro. Ovviamente, un altro problema, che ha a che fare con la cultura della nostra terra, e che è stato posto alla scrittrice, è il fatto che non stia bene parlare male di chi non c’è più, e molte delle persone a cui sono ispirati i personaggi sono decedute.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, ho una mia chiara opinione, che voglio esprimere qua, perché è un tema che mi ha sempre innervosito nei discorsi coi miei genitori: non ho mai capito il concetto del “non parlar male dei morti” e del “buon’anima”; secondo me, una persona non guadagna nessun rispetto aggiuntivo solo per essere morta, e la morte non la rende automaticamente buona, né cancella le sue colpe e i suoi errori. In realtà, quello è il momento in cui quella persona deve realmente fare i conti con tutto ciò: se una persona diventasse automaticamente buona al morire, l’intera struttura della fede cattolica, o cristiana in generale, non avrebbe senso; quale sarebbe, infatti, lo scopo dell’inferno e del purgatorio? Tutti finirebbero in paradiso per meriti ottenuti (=per essere morti). Quindi, dal mio punto di vista, si parla delle persone per come si sono conosciute, non in virtù del fatto che siano ancora vive o no.

Ma il tema più scottante qua è un altro: fin dove può spingersi uno scrittore nel trattare una storia reale? È giusto rischiare di ferire i sentimenti delle persone interessate, nel caso queste o i loro parenti possano riconoscere i personaggi? Quanto un artista deve all’arte e quanto alla società? So che vari dei miei lettori sono scrittori, e immagino si siano trovati di fronte a questi dilemmi. Io stessa scrivo novelle e racconti brevi, e lo faccio per me stessa, per vivere una sorta di catarsi che mi permetta di superare degli ostacoli. È quindi ovvio che ciò che scrivo sia reale o, almeno, ispirato a ciò che mi capita e a ciò che sto vivendo internamente; per questo motivo, più di una persona potrebbe riconoscersi in personaggi e fatti descritti. Nel mio caso, non ho in programma la pubblicazione di quegli scritti ma, se un giorno cambiassi idea, mi troverei davanti lo stesso dilemma: a chi dovrei la mia fedeltà, onestamente? A me stessa e alle mie eventuali doti come scrittrice? All’arte in generale, ammesso che ci sia arte in ciò che scrivo? A chi è un personaggio positivo e ha il diritto di essere lodato e celebrato per quello? A chi è un personaggio negativo e ha il diritto all’anonimato?

Io credo che uno scrittore debba prima di tutto essere fedele a se stesso e al proprio talento. Ognuno mette le proprie esperienze in ciò che scrive, e crea i propri personaggi anche ispirandosi in persone simili che conosce o con cui entra in contatto; anzi, è proprio quella conoscenza, unita all’analisi della natura umana, a rendere possibili descrizioni credibile e riuscite. Come direbbe Miss Marple:

Human nature is always interesting, Sir Henry. And it’s curious to see how certain types always tend to act in exactly the same way. (The thirteen problems A. Christie)

Faccio qui una chiamata agli scrittori che conosco, e che magari possono esprimere la propria opinione: Claudia, ovviamente, che si sta scontrando con questo problema proprio ora con la sua nuova creatura, ma anche Lluís, che invece scrive libri storici, quindi tratta in modo scientifico personaggi e vicende reali senza doverli camuffare per renderli meno riconoscibili. Credo che, anche in quest’ultimo caso, l’approccio dello scrittore al personaggio che tratta possa essere interessante ma, soprattutto, spero che chiunque, scrittore affermato o dilettante, o semplice lettore, voglia partecipare a questo dibattito, e sono pronta a tradurre questo post per renderlo più accessibile.

 

 

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