Why some English words are controversial, this time in Italian

Ieri mi è capitato tra le mani questo articolo che parla dell’influenza della lingua inglese su quella cinese, e di come vari settori della società stiano protestando, e agendo, contro questa sorta di invasione. Ovviamente, questa lettura ha risvegliato opinioni mai sopite sull’incredibile uso, spesso scorretto, di parole inglesi in italiano anche quando non sono necessarie e hanno un equivalente corretto al 100% . Esempi tipici che mi urtano sono social per indicare i social networks, che hanno una traduzione perfetta in reti sociali; low cost per le compagnie aeree che vendono voli a basso costo, soluzione che mi sembra perfetta.

In ogni caso, visto che l’articolo che mi ha ispirato parlava dell’uso dell’inglese nei giornali, ho voluto cercare degli articoli in un giornale italiano di oggi, e vedere se le mie lamentele fossero confermate o no, perché potevo anche sbagliarmi. Non ho dovuto frugare eccessivamente nella versione digitale de La Repubblica per trovare due esempi fantastici che voglio analizzare qua di seguito.

1) Milano, blitz dei writers sul treno del metrò: 40 indagati, “associazione per delinquere”

Come ci dice il dizionario Treccani, da cui prendo tutte le definizioni che includo in questo post,

Blitz bliz› s. m., ted. (pl. Blitze ‹blìzë›). – Termine che in tedesco significa propriam. «lampo», ma diffuso nel linguaggio giornalistico internazionale, e quindi anche in Italia, dagli Stati Uniti d’America (nella pron. ingl. ‹blits› e invar. al plur.), come abbrev. di Blitzkrieg (v.), per indicare un’operazione militare o paramilitare, un’incursione aerea, un’azione di forze della polizia, eseguite con estrema rapidità e precisione, o un audace colpo di mano fulmineo e risolutivo, con sign. quindi corrispondente all’ital. operazionelampo. La parola, la cui fortuna è dovuta anche alla sua intensa espressività fonetica, è spesso usata in senso fig., sia nel gergo politico, riferita a manovre politiche, parlamentari o di partito compiute di sorpresa (come equivalente di colpo di mano), sia in usi estens. e scherz. del linguaggio familiare.

Mi chiedo allora se questa parola, benché totalmente inserita nella lingua italiana, sia necessaria associata a writers nel titolo. Ovviamente, la prima da eliminare in questo caso sarebbe writers, per lungo tempo chiamati graffitisti, come ci dice il dizionario, o più colloquialmente graffitari:

writer ‹ràitë› s. ingl. [der. di (towrite «scrivere»] (pl. writers ‹ràitë∫›), usato in ital. al masch. e al femm. – Autore di graffiti urbani; graffitista.

***

2) Nsa, quei meeting segreti con Google & co. Le relazioni con le big company

Due gruppi di email ottenute dall’emittente araba con una richiesta avanzata in base al Freedom of information act, risalenti a un anno prima delle rivelazioni dell’ex conctractor Edward Snowden, proverebbero che il rapporto fra il gigante di Mountain View e l’agenzia di sicurezza nazionale a stelle e strisce sarebbe stato molto stretto e si sarebbe spinto parecchio al di là delle (relativamente poche) richieste avanzate dall’amministrazione e di volta in volta autorizzate dai tribunali. (…)

Meeting replicati più avanti con un gruppo più ristretto di top executive di Big G e con manager di altre società. (…)

Quando si arriva a questo punto programmiamo dei briefing segreti per i Ceo delle principali compagnie per informarli sui rischi specifici che crediamo possano essere contenuti negli accordi e per cercare il loro coinvolgimento. (…)

Il dubbio  –  e il timore, espresso per esempio da Nate Cardozo, un legale in forze alla Electronic Frontier Foundation impegnato nel team delle libertà civili  –  è insomma che sottoponendosi a questi periodici check-up le big company del web e dell’hi tech abbiano involontariamente (ma non troppo) ceduto informazioni preziose sulla sicurezza dei propri hardware o dei propri sistemi software. (…)

Che è d’altronde quanto ha rivelato nei mesi scorsi il magazine tedesco Der Spiegel, citando proprio documenti ottenuti da Snowden in merito alle backdoor installate dai tecnici dell’Nsa nei Bios di computer e altri device tramite accesso remoto o addirittura intercettando le spedizioni. (…)

“Il lavoro dell’Esf è fondamentale per il progresso della nazione contro le minacce del cyberspazio  –  ha scritto ancora l’ex capo dell’Nsa in una email del 13 gennaio 2012, mostrando dunque  quanto fosse storicamente radicato il programma  –  e ho molto apprezzato il contributo di Vint Cerf, Eric Grosse e Adrian Ludwig nel corso dell’ultimo anno”. Si tratta rispettivamente del vicepresidente e chief interne evangelist e del vicepresidente per la sicurezza di Google oltre al capo ingegnere della sicurezza di Android. (…)

***

Quest’articolo è l’esempio perfetto, con una quantità incredibile di termini inglesi che rendono il testo difficile da capire anche per chi l’inglese lo conosce. Vediamo in dettaglio.

Meeting può facilmente essere tradotto con riunione o, in alcuni casi, convegno.

Le big company, neppure in plurale, non sono altro che grandi compagnie o grandi aziende, come quelle della Silicon Valley vengono spesso chiamate anche in altri articoli.

L’ex conctractor, ancora una volta scritto in modo incorretto, può essere tradotto in vari modi, dipendendo dal contesto. Alcune opzioni che si trovano in Linguee sono: appaltatore, imprenditore, fornitore, contraente, commissionario.

I top executives non sono altro che vertici (aziendali), alti dirigenti, dirigenti apicali, o quadri dirigenziali, dipendendo dai testi.

Briefing è ancora una volta un termine militare che può tranquillamente essere reso con riunione, nota informativa, o resoconto.

CEO è la sigla per chief executive officer, e non è altro che l’amministratore delegato o, in sigla, AD.

Team è, da sempre, una squadra o un gruppo.

Check-up è una visita di controllo o, semplicemente, un controllo o una revisione.

Web è la rete.

Hi-tech è l’alta tecnologia.

Device è semplicemente un dispositivo o un apparecchio.

Ora arriviamo all’esempio migliore, il chief interne evangelist, che il realtà è la trascrizione scorretta di chief internet evangelist,  un’espressione per niente chiara che si riferisce quasi esclusivamente a Vint Cerf, e che viene spiegata così su internet, su un portale di ricerca (1) e su Wikipedia (2), basandosi sulla definizione di technology evangelist, anch’essa presa da Wikipedia (3):

 (1) Google has hired internet “founding father” and pioneer Vint Cerf to be the company’s first “chief internet evangelist.” His job seems to be to help build Google leadership within the internet community, plus it’s said that Cerf will help Google “build network infrastructure, architectures, systems, and standards for the next generation of Internet applications.”

(2) Cerf has worked for Google as a Vice President and Chief Internet Evangelist since October 2005. In this function he has become well known for his predictions on how technology will affect future society, encompassing such areas as artificial intelligence, environmentalism, the advent of IPv6 and the transformation of the television industry and its delivery model.

(3) A technology evangelist is a person who builds a critical mass of support for a given technology, and then establishes it as a technical standard in a market that is subject to network effects. An evangelist promotes the use of a particular product or technology through talks, articles, blogging, user demonstrations, recorded demonstrations, or the creation of sample projects.

Non credo, ovviamente, che si dovrebbero eliminare tutte le parole straniere e sostituirle con dei corrispettivi italiani. Casi come backdoor, anch’essa presente nel secondo articolo, sono più giustificabili perché sono entrate nella lingua come accezioni particolari di un termine settoriale, come download, upload e spread per citarne alcuni. In questo caso, poi, l’autore ha anche incluso un link per chiarirlo, anche se risulta ridicolo spiegare proprio quello in un articolo opaco e pieno di termini stranieri. Inoltre, se in alcuni casi, come in cabina, le soluzioni corte, anche se nella lingua straniera, sono preferibili, in un articolo, soprattutto in versione digitale, non sempre il numero di lettere è importante. Lo sarebbero maggiormente la chiarezza e il rispetto della grammatica, spesso assenti negli articoli dei giornali italiani!

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