Now you crossed the line, call centre, you worried my dad!

I’m pushing an elephant up the stairs

I’m tossing up punch lines that were never there

Over my shoulder a piano falls

Crashing to the ground (R.E.M., The Great Beyond)

Il mio elefante è la crociata contro le parole inglesi che hanno poco a poco preso il sopravvento in italiano su quelle più che valide che abbiamo sempre usato. Ho già scritto su questo tema e, tra le parole elencate in quel post, non era presente quella che, senza ombra di dubbio, mi fa andare in bestia più di tutte: call centre.

La scelta di non includerla era cosciente, in parte per non essere eccessivamente pedante, e in parte per via della certezza di avere altri progetti per questa perla. Non sono stata tradita, l’occasione si è presentata: call centre, hai fatto preoccupare zio Gino, e ora è una questione personale!

Per chi non lo conosca, mio padre è una fonte di ispirazione su tanti fronti. Soprattutto, ha una caratteristica criticabile ma ammirevole: adora imparare e insegnare a chi vuole ascoltare ma, allo stesso tempo, non dedica la benché minima attenzione a ciò che considera insulso. Per mio fratello è sintomo di senilità (già da 30 anni), ma per me è il lusso di chi, a 84 anni, ne ha visto così tante che se ne frega! Già, mi ricorda un grande:

“What the deuce is it to me?” he interrupted impatiently: “you say that we go round the sun. If we went round the moon it would not make a pennyworth of difference to me or to my work.” (A. Conan Doyle, A Study in Scarlet)

Gino ha una conoscenza incredibile del vocabolario italiano, nonostante la usi raramente, e ha una curiosità innata che, grazie a Dio, ha stampato nei miei geni tanti anni fa. Queste due caratteristiche insieme lo portano a guardare il telegiornale in silenzio, assente, come se non lo stesse ascoltando, per poi, tutto a un tratto sbottare con riflessioni brillanti come: “Ma perché assolutamente è così di moda ora? Chiunque parli in TV non fa altro che dire ‘assolutamente sì!’ o ‘assolutamente no!’ Mi sembra che prima non si usasse così tanto, non eravamo così sicuri o avevamo altri modi di dirlo?”

Gino non parla inglese, se si esclude OK, che usa in continuazione, per tutto, per colpa di mio fratello, quindi non mi stupisce ciò che è appena successo. Quando oggi mi ha chiamato per dirmi di avere ricevuto una chiamata per me, preoccupato di avermi fatto perdere chissà che offerta di lavoro, mi ha detto: “Ho chiesto al ragazzo di darmi il suo numero perché tu sei in Inghilterra e l’avresti richiamato, ma mi ha risposto che tu non puoi chiamare perché lui stava chiamando da un call centre. Cos’è un call centre?” Cosa avrei dovuto rispondere? Con tutta la mia rabbia, ho detto: “Un centralino. Poteva essere Vodofono o il presidente, non lo so, ma sicuramente niente di importante!” Per chiarire, sì, a casa mia la Vodafone si chiama Vodofono, e certo che non metto sullo stesso piano una chiamata del presidente e una di Vodofono: Vodofono mi regala spesso chiamate gratis, quindi la sua sarebbe importante!

Tornando a noi, quando si è passati dall’usare centralino all’usare call centre? Forse quando si è voluto differenziare le seducenti signorine che nei film collegavano i cavi sul pannello di controllo dalle noiose persone che chiamano ogni tre giorni per offrire grandi sconti per rinnovare tutti i nostri mobili? In realtà, centralino si può usare in entrambi i casi; gli inglesi usano solo la parola wood per esprimere concetti per cui in italiano abbiamo almeno tre parole, ma non per questo hanno deciso di adottare i nostri vocaboli per non confondersi, sanno semplicemente usare la propria lingua (senza generalizzare!), possiamo iniziare a far lo stesso anche noi?

 

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1 Comment

  1. I think the subtitle was needed to avoid pointless alarms about bombing attacks that the original statement could have caused. Also, due to the fact that Gino and his undoubted taste are the cause of my great love for ties, I think he can take any position he likes related to fashion!

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