Introduzione

Ormai da un po’ di tempo stavo pensando di scrivere un blog, anche se, per un po’, ho cercato di capire su cosa. In realtà, avrei dovuto rendermi conto da subito che un blog sulla traduzione e l’interpretazione fosse  l’unica cosa a cui potessi veramente dedicarmi. Questo è, quindi, uno spazio multilingue; chiunque partecipi può farlo in italiano, spagnolo, francese, inglese, ma anche sardo, portoghese e catalano, e può commentare o proporre un tema relativo alle lingue. Non molti articoli saranno plurilingue, probabilmente solo questo, che serve come presentazione, e pochi altri. E ci tengo a precisare che, visto e considerato che odio tradurmi, ogni versione è simile ma indipendente, nessuna è una traduzione dell’altra.

Questo è un periodo veramente particolare della mia vita, con molte incertezze e molti momenti bui, ma l’idea di interpretare o tradurre mi aiuta e mi da forza, vorrei solo che succedesse più spesso. Sono appena tornata da Firenze, dove ho interpretato per il Foro Sociale Europeo e, ancora una volta, ho sentito che la mia vita è quella, che l’interpretazione è il pilastro su cui mi appoggio, e che dovrei dedicare il mio tempo e le mie energie a quello.

Non pretendo di essere un’esperta nel campo, e sarei grata a tutti i lettori per i commenti, i consigli e le correzioni. Per vari motivi, un po’ per scelta e un po’ per caso, in questo periodo mi sto dedicando all’inglese, nonostante sia la mia quarta lingua. In realtà, la mia con l’inglese è una lotta ancestrale, che mi ha portato ad amare la lingua da sempre, ma a non essere comunque capace di impararla e usarla in modo accettabile. Questo conflitto continua anche adesso, nonostante ci sia un periodo di tregua.

La mia lingua madre è senza dubbio l’italiano, non mi considero neppure bilingue con il sardo. “Bilingue”, una delle parole che più disprezzo e più evito, magari dovrei dedicare uno dei primi articoli a questo tema. In ogni caso, parlo e capisco il sardo campidanese ma, purtroppo, appartengo alla generazione che non lo ha mai studiato, e che l’ha solo praticato a casa con i genitori. Non lo so neppure scrivere, e vorrei cambiare questa situazione.

Per quanto riguarda le altre lingue, lo spagnolo è senza dubbio la mia seconda lingua, così come la Spagna è la mia seconda casa. Il francese, invece, ha perso importanza durante gli anni, non per volontà mia, ma per cause di forza maggiore. Il portoghese, poi è una lingua che ho studiato per poco tempo, ma che amo, che spero di migliorare presto, e che cerco di praticare ogni volta che posso. Il catalano, invece, l’ho imparato durante le mie stagioni a Girona; lo capisco, ma non lo parlo, perché non l’ho mai studiato e non mi sento a mio agio usandolo. Per chi mi conosce, dirò che i miei studi di russo sono lontani nel tempo ma che, cercando altro materiale, mi sono imbattuta nei vecchi manuali; non so se sarò coerente con la mia decisione ma, per ora, li ho rispolverati e ho deciso di ripassare almeno le basi.

Credo che, come introduzione al blog e a me stessa, questi capoversi siano sufficienti. Sento solo di dover includere un ultimo avvertimento: è molto probabile che sentimenti e temi linguistici si mischino spesso in questo spazio, ma credo sia inevitabile, perché il mio rapporto con le lingue si basa su un amore forte e fedele, su una relazione spesso complicata ma mai in dubbio. Buona lettura!

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