I came to London Town, I’m just an ordinary girl.

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Sono arrivata a Londra da pochi giorni, e credo di poter dire di essere stata fortunata. Ho già un lavoro full‑time, e un part‑time che ho dovuto rifiutare, ho trovato una stanza in un appartamento con delle brave persone e credo di trasferirmici questo fine settimana, e ho interpretato per due giorni di fila, anche se solo per divertimento. Siamo sinceri, sembra che Londra mi ami molto più di quanto io non la ami e, probabilmente, dovrei darle una seconda possibilità.

Prima di tutto, devo ammettere che tornare a Londra, e nel Regno Unito in generale, fa piacere, nonostante il raffreddore di rigore che prendo non appena metto piede fuori dall’aereo. Adoro l’accento, e sarei veramente felice se, un giorno, potessi realmente parlare inglese con accento britannico. Ad essere sincera, ascolto le persone sugli autobus e sul metro per sentire come parlano; so di sembrare una pazza impicciona che si occupa dei fatti degli altri, ma lo faccio davvero solo per il suono.

Questo post vuole essere la continuazione razionale di ciò che ho pensato sul metro mentre rientravo a casa. Come ho detto, ho interpretato per due giorni, per puro piacere, non per lavoro, ma questo non fa una grande differenza. In ogni caso, questo mi ha fatto riflettere sulle mie capacità come interprete, e su come gli altri vedono questo lavoro.

Il primo giorno, dopo varie commissioni, ho deciso di visitare Westfield, la mia seconda casa durante il precedente soggiorno a Londra. È stato un piacere tornarci, e mi ha fatto sorridere sentire che, dopo tanto tempo, la musica è sempre la stessa. Stavo cercando un cellulare economico per poterlo usare con la mia sim italiana, ed ero ferma a fianco alle casse del negozio. Quando stavo per andare via, sono arrivati tre ragazzi italiani; hanno iniziato a fare delle domande alla commessa, e mi sono resa conto immediatamente del fatto che non parlassero o capissero poi tanto l’inglese, visto che “Uhm , yes” era la risposta a tutto, non solo alle domande con sì o no come risposta. Stavo per andarmene, vergognandomi di chiedere se avessero bisogno di aiuto, ma non ho potuto resistere; sono contenta di averlo chiesto, perché il loro enorme sorriso lasciava capire quanto fossero disorientati. Il risultato è stato che hanno preso un piano telefonico migliore di quello che stavano scegliendo all’inizio, hanno avuto anche le chiamate economiche per l’Italia, e io sono stata felice di averli aiutati, così come lo sono stati loro.

Ciò che ho notato in questo caso è che i giovani sono più interessati al nostro lavoro rispetto alle persone più anziane. Uno dei ragazzi mi ha anche chiesto dove avessi studiato e che lingue, e come le avessi imparate, visto che gli sarebbe piaciuto studiare interpretazione. Alla fine, non aveva un’idea chiara di cosa sia questo lavoro, ma chi ce l’ha davvero prima di iniziare?

Il giorno dopo, ho avuto la seconda occasione per interpretare. Sono andata in banca con mio fratello, che parla e capisce l’inglese, ma preferisce un appoggio in alcuni casi. Il bancario mi ha detto: “Parla bene inglese, ma non si fida di se stesso; dovrebbe provare, e commettere errori, così imparerà.” Hai ragione, ma tu neppure lo ascolti, e lo prova il fatto che, dopo un po’, secondo te, fossi la sua ragazza, invece della sorella; quindi, meglio essere in due a spiegare le cose, altrimenti, chissà cosa può succedere! In ogni caso, quel fraintendimento ci ha fatto sorridere, e mi ha permesso di dire, con un sorriso e un po’ di orgoglio: “Comunque, sono la sorella, e la sua interprete.” Qualcosa che ho notato immediatamente è stato che il bancario si trovava abbastanza a proprio agio ad avere a che fare con un’interprete; lo dico perché, dopo un paio di pause per lasciarmi il tempo di interpretare, ha continuato a parlare ininterrotamente e a spiegare tutto senza fermarsi, permettendomi di andare avanti con lo chuchotage. Credo avesse già lavorato più di una volta con un’interprete, e questo mi ha facilitato notevolmente le cose.

Per ora, sembra che tutto proceda per il meglio, ma aspettiamo di vedere cos’altro mi aspetta!

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  1. I came to London Town, I’m just an ordinary girl. « Une belle infidèle!

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