Les belles infidèles.

Credo che questo[1] sia il primo post in francese, ed era da tanto che dovevo scriverlo, perché mi rendo conto del fatto che, nonostante il titolo del blog sia chiaro per la maggior parte di voi, devo comunque parlarne un po’. Le belle infedeli saranno, quindi, il tema di questo articolo.

Come sapete, la traduzione non è una scienza esatta. Anzi, come ho già detto più volte in altri articoli, vari traduttori otterranno risultati diversi per uno stesso testo, e lo stesso traduttore non tradurrà mai lo stesso testo due volte nello stesso modo.

Tutto ciò succede perché la traduzione è un mestiere che dipende da tanti fattori. Tra questi, dobbiamo contare il momento in cui viene fatta la traduzione, il destinatario o i destinatari, le richieste del cliente, l’ideologia del traduttore e, perché no, le sue conoscenze in quel preciso momento. Ho parlato di ideologia, e l’ho fatto coscientemente. Si sa che il traduttore dovrebbe essere invisibile, e che non dovrebbe mai includere le proprie opinioni nel testo che traduce, ma questo non è possibile, perché ogni singola scelta di parole è dettata, volontariamente o involontariamente, dalle idee del traduttore stesso. A volte, in realtà, il traduttore non è del tutto innocente, e modifica l’originale con uno scopo ben preciso. Questo era, per esempio, il comportamento delle traduttrici femministe come quelle della scuola canadese. Tra le altre cose, queste affermavano che non fosse giusto usare delle parole al maschile per parlare di un gruppo di persone che includeva uomini e donne. Senza conoscere queste teorie, una mia grande amica la pensava allo stesso modo; ricordo infatti che, mentre studiava per gli esami, correggeva i propri libri sostituendo il maschile neutro con un femminile neutro.

In effetti, in tanti si chiedono perché si usi il maschile neutro quando si parla di un insieme di uomini e donne, e questo anche quando le donne sono in maggioranza. In ogni caso, non tutte le lingue funzionano allo stesso modo e, mentre le lingue romanze condividono questa caratteristica, l’inglese è un po’ diverso e tende a una maggiore neutralità. Ricordo che, all’inizio della mia relazione col mio ex, madrelingua inglese, quando lui parlava con sua madre di cosa faceva, diceva “I was with a friend”, senza precisare se si trattasse di un ragazzo o una ragazza, cosa che in italiano (ma anche in francese, spagnolo e altre lingue) non sarebbe possibile.

Come dicevo, le traduzioni (e i traduttori) non sono mai innocenti, ma ci sono casi in cui questa parzialità è ancora più evidente. Le belle infedeli sono un esempio molto conosciuto del settore, perché sono dei testi modificati volontariamente dal traduttore. Siamo nel XVII secolo, e stiamo parlando di traduzioni che, per rispettare i gusti e la cultura dell’epoca, finiscono per essere dei testi bellissimi, ma completamente diversi dall’originale. Il creatore di questa tendenza fu il traduttore francese Perrot Nicolas d’Ablancourt, ma il nome “belle infedeli” si deve a Gilles Ménage che, descrivendo questi testi, disse che gli ricordavano una donna che aveva amato a Tours, perché era bella ma infedele.

All’inizio avevo pensato di intitolare il blog “Traduttrice, traditrice”, ispirandomi alla famosa espressione “traduttore, traditore”. Poi, però, cercando su Google, mi sono resa conto del fatto che già in tanti usavano lo stesso nome, e io volevo qualcosa di più originale. Quando chiesi l’opinione di un mio amico sul nuovo titolo, la sua risposta fu: “YES! I love it!”, cosa che mi bastò per capire che avevo finalmente trovato il titolo perfetto. E questa è l’origine dell’espressione “bella infedele”, e anche il motivo per cui l’ho scelta come titolo per questo blog.


[1] Il post originale, N.d.T.

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  1. Les belles infidèles. | Une belle infidèle!

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