Accentazione dubbia

L’italiano, si sa, non ha voluto semplificare le cose per quanto riguarda gli accenti: si accentano graficamente solo le parole tronche terminate in vocale; alcune parole sono omografe ma non omofone, ed è consigliabile non segnare comunque l’accento per eliminare l’ambiguità; alcune parole possono avere doppia accentazione. Parlando con un amico (che potrebbe anche smetterla di invitarmi e poi darmi spunti per il blog, perché non ho tempo di scrivere su tutti i dubbi che mi propone) è saltato fuori il problema della pronuncia di pudico. Questa sveltina, dedicata ad Andrea Giglioni, ammiratore della sezione, si occuperà quindi dell’accentazione dubbia, doppia o scorretta.

Devo ammettere che, analizzando il materiale a mia disposizione, ho scoperto alcuni esempi che mi hanno sorpreso. Prima di tutto, bisogna dire che alcune parole, neanche così poche in realtà, accettano una doppia pronuncia per via del fatto che, seppur di origine greca, sono arrivate a noi tramite il latino, mantenendo quindi le accentazioni delle due lingue. Il caso più ovvio per me è diatriba, perché proprio l’accento era stato tema di una delle lezioni di letteratura latina dedicata a questo genere letterario. Secondo l’Accademia della Crusca, la pronuncia più corretta, per ragioni etimologiche, è quella sdrucciola del latino, diàtriba (da diatrĭba), tramite cui ci è pervenuta la parola. Secondo quanto dice la Treccani, la pronuncia diatrìba si dovrebbe all’influenza del francese diatribe. Sembra eccessivo il punto di vista espresso nel forum del Corriere della Sera, visto che la Crusca non ha problemi a dire quando una pronuncia non è accettata; se dice che una è più corretta, significa che l’altra è comunque accettata, e non serve essere más papistas que el papa, anche io preferisco che si pronunci Ucraìna e non Ucràina per rispetto della pronuncia originale della lingua russa, ma se entrambe le varianti sono accettate, dovrò sottostare, pronunciare io come preferisco, storcere il naso quando qualcuno pronuncia diversamente, e accettare che nella lingua non esistono solo binomi giusto/sbagliato.

Per tornare ai nostri accenti, casi simili a quello di diatriba sono alopecìa/alopècia, anamòrfosi/anamorfòsi, arteriosclèrosi/arterioscleròsi, èdema/edèma, flògosi/flogòsi, mìmesi/mimèsi, nècrosi/necròsi. La prima parola delle coppie segue l’accentazione greca e la seconda quella latina.

Ci sono poi alcune parole che possono causare dubbi, ma che hanno una doppia pronuncia perché a ognuna corrisponde un significato. Vi copio qua gli esempi dell’Accademia con relative spiegazioni:

Circùito/circuìto: circùito quando ci si riferisce al ‘percorso di una gara’ o a un ‘circuito elettrico’, circuìto come participio passato del verbo circuìre (…)

Cùpido/cupìdo: se usato nel senso di aggettivo, ‘bramoso’, è cùpido, se ci si riferisce al dio dell’amore, Cupìdo (…)

Nòcciolo/nocciòlo: nòcciolo quando si parla del ‘guscio legnoso che ricopre il seme di alcuni frutti’, nocciòlo se si parla dell’albero che dà le nocciòle (…)

Òmero/omèro: òmero in riferimento all’osso che va dalla spalla al gomito; mentre il poeta è Omèro (…)

Utènsile/Utensìle: se usato come aggettivo, es. la macchina utensile, la parola va pronunciata utènsile; se la parola viene usata da sola, es. l’utensile del fabbro, va pronunciata utensìle (…)”

Eccoci ora alle parole che mi hanno sorpreso. In alcuni casi, si parla di suggerimento, ma in alcuni altri esiste solo una pronuncia corretta. Devo ammettere che guaina mi ha colpito, e mi costerà non poca fatica abituarmi a pronunciarla con iato. Ecco gli esempi presentati dall’Accademia:

Cucùlo/cùculo: la pronuncia corretta è cucùlo

Diurèsi/diùresi: da preferire la pronuncia diurèsi (…)

Guaìna/guàina: la pronuncia corretta è guaìna (…)

Io sepàro/io sèparo (voce del verbo separare): la pronuncia italiana e più diffusa è io sepàro, tu sepàri, egli sepàra; la pronuncia io sèparo, tu sèpari, egli sépara non è sbagliata, ma riprende l’uso latino (…)

Io valùto/io vàluto: la pronuncia più corretta è io valùto, tu valùti, egli valùta.”

Per tornare a noi e al dubbio che ha scatenato tutto, non c’è ambivalenza, e solo una pronuncia è corretta. Dice la Crusca:

Pudìco / pùdico: la pronuncia corretta è pudìco”.

Per ulteriori dubbi, potete consultare le pagine dell’Accademia della Crusca (che include anche una tabella con i monosillabi da accentare, tema trattato in una sveltina linguistica precedente) e dell’Enciclopedia Treccani.

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