Accenti diacritici e apostrofi in italiano

Se avete studiato spagnolo, sapete benissimo che gli accenti grafici sono indispensabili per sapere come pronunciare una parola e per distinguerla da un’altra o più con la stessa grafia. Una volta imparate le regole dello spagnolo, ci consoliamo a pensare che in italiano non abbiamo queste costrizioni, ma non è proprio così.

È certamente vero che non siamo obbligati a scrivere l’accento su parole dubbie come la coppia àncora/ancòra o quella prìncipi/princìpi, ma è comunque permesso, e consigliato, per evitare ambiguità. È però obbligatorio l’accento grafico sulle parole tronche: città, solennità, parità, etc. Quello che spesso non si sa e non si rispetta, però, è l’accento diacritico nei monosillabi, anch’esso obbligatorio, come il nome stesso dice, per evitare ambiguità. Ecco, quindi, una lista di queste parole:

Ché

Perché (in disuso)

Che

Tutti gli altri usi

Presente indicativo del verbo dare

Da

Preposizione

Da’

Imperativo del verbo dare

Giorno

Di

Preposizione

Di’

Imperativo del verbo dire

È

Presente indicativo del verbo essere

E

Congiunzione

Là, lì

Avverbi di luogo

La, li

Articoli (la) pronomi (entrambi)

Congiunzione

Ne

Pronome o avverbio

Ne’

Nei (in disuso)

Stò, stà

Sto, sta

Presente indicativo di stare

‘Sto, ‘sta

Questo, questa

Po

Fiume

Po’

Poco

Che non porta l’accento anche quando è sostantivato, come in “non essere un gran che” e “avere un certo non so che”.

Mentre vediamo che la terza persona del presenti indicativo del verbo dare ha l’accento, la prima no. Do, infatti, si scrive senza accento, come la nota musicale, che non è ricorrente nella lingua italiana, e non causa troppe ambiguità.

Una terza grafia per da è invece quella con apostrofo nel caso dell’apocope dell’imperativo dai, da’.

Allo stesso modo, anche l’imperativo dei verbi dire, andare e stare, se troncati, si devono apostrofare: di’, va’ e sta’.

Caso particolare è quello del pronome riflessivo. Ci è sempre stato insegnato che, se da solo, va accentato, con accento grave, per distinguerlo dalla congiunzione se; nel caso, però, sia accompagnato da stesso, nelle varie declinazioni, allora non è obbligatorio accentarlo. L’Accademia della Crusca, l’Enciclopedia Treccani e la stessa logica, però, dicono che va sempre accentato, perché sia comunque differenziato da proposizioni ipotetiche come “se stessi male” o “se stesse da noi”.

Non si devono, invece, accentare sto e sta nella funzione di presente del verbo stare, in quanto gli altri termini simili sono l’apocope colloquiale di questo e questa, che però si scrivono con apostrofo iniziale: ‘sto e ‘sta.

Allo stesso modo, non si accenta ma si apostrofa po’ come troncamento di poco.

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