Congiuntivo e indicativo

Forse penserete: “Oh no, un’altra che ne esce con la storia del congiuntivo che è morto, dello stridore al sentire un indicativo al posto del congiuntivo, e così via”. Sapete che vi dico: è proprio così, questo post vuole proprio esprimere quell’idea, ma anche dare qualche dritta perché si possa usare il congiuntivo naturalmente, evitando che ci siano “pianto e stridore di denti”. Io stessa, a volte, ho dei dubbi. Se prima era perfettamente ovvio quando usare il congiuntivo, al lasciare la Spagna dopo tanti anni a scrivere solo in castigliano, mi sono a volte trovata a dubitare per un momento. Non ne vado fiera, ma meno ancora accetto il non saper usare queste forme verbali. Inoltre, sono da cancellare completamente posizioni come “chi se ne frega, mi hai capito lo stesso” e “tu devi sempre fare la sapientina”. Prima di tutto, se scrivete o parlate scorrettamente, non è detto che vi si capisca lo stesso, probabilmente vi si fraintenderà; in secondo luogo, non sono io che faccio la sapientina, avete mai pensato che potreste essere voi a star facendo gli ignoranti? Va bene, basta con questa acidità gratuita, meglio passare alla sveltina vera e propria, con citazioni dal sito dell’Accademia della Crusca, che permetteranno di capire quando si debba usare il congiuntivo sì o sì, quando si possa scegliere in base al significato che si vuole attribuire, e quando si debba, invece, usare l’indicativo.

L’articolo dell’Accademia è molto interessante, ma contiene anche informazioni non necessarie. Se non volete leggerlo per intero, qua vi riporto gli estratti che ritengo basici:

Nelle proposizioni indipendenti, il congiuntivo può avere valore:

– esortativo (al posto dell’imperativo): vada via di qua!;

– concessivo (segnalando un’adesione, anche forzata, a qualcosa): venga pure a spiegarmi le sue ragioni;

– dubitativo: che abbia deciso di non venire? (analogamente si può usare l’indicativo futuro: sarà vero?; l’infinito: che fare?; il condizionale: cosa gli sarebbe successo?);

– ottativo (per esprimere un augurio, una speranza, ma anche un timore): fosse vero!;

– esclamativo: sapessi quanto mi costa ammetterlo!.

Nelle proposizioni subordinate, occorre distinguere i casi in cui si richiederebbe il congiuntivo da quelli in cui la scelta rispetto all’indicativo implica sfumature di significato (cfr. ALTIERI BIAGI 1987: 770-71).

Il congiuntivo si usa:

1) con alcune congiunzioni subordinanti, quali affinché, benché, sebbene, quantunque, a meno che, nel caso che, qualora, prima che, senza che;

2) con aggettivi o pronomi indefiniti (qualunque, chiunque, qualsiasi, ovunque, dovunque);

3) con espressioni impersonali, come è necessario che, è probabile che, è bene che;

4) in formule ormai fissate nell’uso (vada come vada; costi quel che costi).

In altri casi, si dovrà distinguere tra verbi che reggono il congiuntivo, l’indicativo o entrambi con significato diverso (cfr. SERIANNI 1989: XIV 49-52).

Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono “una volizione (ordine, preghiera, permesso), un’aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un’opinione o una persuasione“, tra cui: accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare (ma all’imperativo negativo può richiedere l’indicativo: “non dubitare che faremo i nostri conti”, C. Collodi, Le avventure di Pinocchio), esigere, fingere, illudersi, immaginare, lasciare, negare, ordinare, permettere, preferire, pregare, pretendere, raccomandare, rallegrarsi, ritenere, sospettare, sperare, supporre, temere, volere. […]

Richiedono l’indicativo, solitamente, i verbi che esprimono giudizio o percezione, tra cui accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere. […]

Infine, alcuni verbi possono avere l’indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato (su cui cfr. SERIANNI 1989: XIV 51).

ammettere, ind. ‘riconoscere’: ammisi davanti al professore che non avevo studiato bene; cong. ‘supporre, permettere’: ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?;

badare, ind. ‘osservare’: cercò di non badare all’effetto che gli faceva quella strana voce; cong. ‘aver cura’: mi consigliava di badare che non cadessi;

capire, comprendere, ind. ‘rendersi conto’: non vuole capire che io non sono un suo dipendente; cong. ‘trovare naturale’: capisco che tu voglia andartene;

considerare, ind. ‘tener conto’: non considerava che nessuno voleva seguirlo; cong. ‘supporre’: arrivò a considerare che non ci fossero altre possibilità;

pensare, ind. ‘essere convinto’: penso anch’io che tu sei stanco; cong. ‘supporre’: penso che tu sia stanco.

I diversi stili sono un’aggiunta mia, non fanno parte delle scelte dell’Accademia. Spero che questo post possa esservi utile nel caso abbiate un dubbio!

 

Leave a comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: