Silent Night, languages and community on Christmas Day

Dear readers and followers,

I had no plans to publish anything today, my Christmas post has been published yesterday, and that was Knotty’s Christmas present for you all. Despite all that, here I am again today, to share a very touching moment that I was lucky enough to witness on this Christmas day.

I am spending Christmas with friends, and we went to church near my friend’s house. The whole function was nothing different from any other one, but the closing moment was a celebration of the Christmas spirit through languages. The priest has sang Silent Night also interpreting it in BSL. Here I leave you a video from YouTube of a version that I just found and that will give you shivers for its beauty:

Silent night

It is a wonderful example, and has been a touching moment of languages crossing barriers and bringing people together. Exactly like it happened in 1914, as Queen Elizabeth II reminded us today in her Christmas speech:

“On that chilly Christmas Eve in 1914, many of the German forces sang Silent night, its haunting melody inching across the line. That carol is still much loved today, a legacy of the Christmas truce, and a reminder to us all that even in the unlikeliest of places, hope can be found.”

Merry Christmas! Until next, and… keep being naughty, Knotty surely will!!!

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Paschixedha – Natale in Sardegna

cassette-tape

 

Fate click sulla cassetta per sentire la registrazione

 

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Trascrizione di  Natale in Sardegna. Cliccate sul link per leggerla in italiano

 

 

 

 

Cari lettori e followers, ecco, come promesso, il post natalizio creato con l’aiuto del mio adorabile papà, zio Gino. In una dolce chiacchierata attorno al fuoco, ci racconta come si trascorreva il Natale in Sardegna negli anni della guerra, a cavallo tra gli anni ’30 e ’40. Nessuno di noi si è minimamente curato del Kindle che registrava e, in tutta spontaneità, parliamo come sempre facciamo tra di noi, naturalmente, mischiando il sardo e l’italiano, e anche parlando un italiano con tantissime interferenze, come potete sentire nel mio caso, visto che spesso uso espressioni tipiche sarde nonostante stia parlando in italiano. Esempi palesi sono “togo” o “la gente” usato come lo uso io, senza una specificazione che lo accompagni, ma anche il “la” usato nel senso di “vedi” o “per esempio”.

Tre sono, senza dubbio, le caratteristiche del sardo che ritroviamo in questa chiacchierata: la prima è la presenza della parola tesinanta, che letteralmente significa “come si chiama”, e che viene usato tantissimo, anche per formare verbi, e non è raro il caso di frasi interamente formate con le declinazioni di questa parola: porta su tesinanta chi esti in cussu tesinanta, du deppu tesinantai. Letteralmente, significa “portami il come si chiama dal come si chiama perché devo come si chiamarlo”, una frase senza alcun senso, ma che può voler dire “portami le forbici da quel cassetto perché devo affilarle”, o “portami il libro dalla librería perché devo foderarlo”, o avere migliaia di altri significati. Il vero messaggio si può capire solo dal contesto.

Secondo punto distintivo è quello di ripetere at nâu (ha detto, N.d.T.) nelle frasi in cui si racconta qualcosa. È un intercalare che poco ha a che fare con l’utilità o la comunicazione. Mio padre lo usa spesso quando parla del Natale trascorso a casa di suo zio, ma non l’ho trascritto ogni volta; in alcuni passi, è presente anche nella trascrizione, così da facilitare il riconoscimento.

Un’altra caratteristica del sardo è il passato remoto formato con l’ausiliare + stau, una forma non più tanto usata. Per esempio, parlando della messa dell’aurora, mio padre dice dhòi seu stau andau (letteralmente, “ci sono stato andato”, N.d.T.), mentre ora diremmo: dhòi seu andau (ci sono andato, N.d.T.).

Grazie a tutti per l’affetto e perché continuate a seguirmi. Il post è un misto di italiano e sardo, ma la trascrizione è completamente in italiano, con le parti in corsivo ad indicare quando, in realtà, stavamo parlando in sardo. Spero di poter preparare una versione in inglese del tutto, così che anche chi non parla l’italiano possa leggere questo post. Godetevi il mio regalo di Natale!

Inserisco qua alcune foto perché si possano vedere i cibi e i giochi di cui si parla nell’intervista:

Badharincus Badharincus

Pai ‘e saba Pai 'e saba

Pistocchedhus de Serrenti Pistocchedhus de Serrenti

Cotechino Cotechino

La Befana vien di notte…


Italia       Francia        Spagna

Buon anno a tutti voi, spero che abbiate festeggiato in grande e che vi stiate godendo questi ultimi giorni incastrati tra una festa e l’altra. Per quanto mi riguarda, non sono neppure sicura di aver smesso di festeggiare da tre giorni fa!

Come avevo detto nella presentazione del blog, nei miei post parlerò di tutto ciò che si può collegare alle lingue, e credo che le tradizioni e il folklore dei vari paesi siano un tema da includere tra quelli da trattare. Tante volte è capitato di parlare con persone straniere delle feste natalizie, e di tirare in ballo la Befana. Immancabilmente, la risposta è stata: “Befana?!” È successo anche pochi giorni fa, e ho deciso di dedicare quest’articolo non solo a questa vecchietta che tanto piace a noi italiani, ma anche alle varie tradizioni dei paesi circostanti per il giorno dell’Epifania.

Ovviamente, iniziamo da casa nostra, spiegando chi sia la Befana e cosa faccia. È una vecchietta che prende il nome proprio dalla festa che si celebra il 6 gennaio. Befana è, infatti, una storpiatura della parola Epifania. Questa anziana signora somiglia a una strega, coi vestiti vecchi e logori, il naso adunco e la scopa volante, ma è buona e non fa magie (oltre a volare sulla scopa). La notte tra il 5 e il 6 gennaio, questa tenera nonnina porta dolci e frutta secca ai bambini buoni, e carbone a quelli cattivi. Così era in origine, prima che il consumismo sfrenato trasformasse anche questa tradizione in una nuova occasione per regali enormi e costosi come quelli natalizi, e così è ancora a casa mia!

In ogni città italiana, poi, c’è una diversa usanza per l’Epifania, e potete trovarle tutte su internet. Qua, io voglio solo citare quella di Cagliari, perché è vicina a me, e perché è una tradizione ammirevole (ovviamente, non avviene solo a Cagliari). Chiunque può offrire dei giocattoli ai vigili urbani che, travestiti, appunto, da Befane, li porteranno ai bambini ricoverati negli ospedali cittadini. È la famosa “Befana dei vigili urbani”. Ricordo che, prima, quando ancora non c’era la rotonda, i regali venivano accumulati a formare un’enorme piramide posta al centro dell’incrocio tra via Dante e via Paoli; qualcuno sa se si faccia sempre lì?

Quando iniziai a studiare francese, tra una preghiera e una poesia (preferirei glissare sull’argomento), studiammo anche alcune tradizioni di questo tipo seguite in Francia. Sembra che i vicini d’oltralpe festeggino mangiando la galette des Rois, così chiamata in onore ai Re Magi. Io sapevo che, in questo dolce, si nascondeva un anello, ma internet parla di una statuina di un re (cosa che mi sembra più sensata), mentre originariamente, ciò che veniva nascosto era semplicemente una fava. In ogni caso, chi trova la sorpresa nella propria fetta viene eletto re o regina della festa, e deve offrire un’altra galette. Così è come mi avevano spiegato la tradizione, ma sarei grata agli amici francesi se volessero correggere eventuali errori o spiegare più approfonditamente qualche particolare.

In Spagna, la tradizione è un po’ diversa. L’Epifania è una festa importante, e i regali più grossi li portano proprio i Re Magi, mentre Babbo Natale porta solo dolci e piccoli doni (ma, anche in questo caso, il consumismo sta cambiando le abitudini). Inoltre, nelle varie città, ci sono le tradizionali sfilate, le Cabalgatas de los Reyes Magos, in cui i carri portano i Magi in giro per le strade a distribuire caramelle a tutti. Ricordo ancora con nostalgia quelle alla ciliegia, buonissime, che lanciarono a Girona! Un’altra usanza spagnola è quella del Roscón de Reyes, un dolce soffice, a forma di ciambellone (un roscón, appunto), decorato con frutta candita, ma di cui, ormai, esistono tantissime varianti, farcite e non. Anche questi dolci, come quelli francesi, sono ispirati a quelli delle feste dell’impero romano.

Non so se siate stati bravi o no, ma non vi porterò carbone; il mio regalo della Befana per voi è, oltre a questo post, la filastrocca dedicata alla dolce vecchietta:

“La Befana vien di notte

Con le scarpe tutte rotte

  Col cappello alla romana

Viva, Viva La Befana!”

Questa è la versione che ho imparato da mia mamma, ma ce ne sono varie, che sostituiscono il cappello con il vestito alla romana, con le toppe alla sottana, ecc. Buona Befana a tutti!